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ZINGARETTI E LA SINISTRA

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Zingaretti a guida del PD? … Forse non sono più programmate nuove puntate di Montalbano.

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, pone la sua candidatura a guida del Partito Democratico.

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Nicola Zingaretti pone la sua candidatura alla guida del Partito Democratico.  La pone con forza e, a mio avviso,  miope visione ecumenica.   Non ci pensa due volte a lanciare un ponte al Movimento 5 Stelle, forse desideroso di far da puntello a Di Maio e soci in cambio di qualche posto Ministeriale.  Non esita ad attaccare Macron: “La nostra storia e il nostro futuro non si può infilare dentro a quel modello elitario, repubblicano ma rappresentativo dei piani alti della società francese”… “Noi siamo diversi”.  Lo stesso giudizio che mi sarei aspettato da Beppe Grillo. Insomma il populismo tramite suo, tenta di infilarsi nel letto della sinistra.

La politica in Europa è, a tutti gli effetti, politica interna.  Come pensa di raccordare il PD all’alveo del Socialismo Europeo, contestando il suo principale rappresentante e alleandosi con gli Euroscettici del M5S nel Governo Nazionale?  O sta pensando ad una formazione che si raccordi in Europa con UKIP e 5 Stelle, entrando nel gruppo EFDD – Europa delle Libertà e della Democrazia Diretta per lanciare il ponte anche nel Parlamento Europeo?

Oppure dà credito alle tesi di Salvini che la Francia blocca i migranti alle frontiere con l’Italia e, quindi, è un nostro nemico?  Non mi piace fare il saputello, ma gli ricordo che, in base agli accordi di Dublino, i migranti devono essere identificati e possono muoversi previo riconoscimento dello status di “rifugiati”.  Si adopri per variare quegli accordi e non dia l’ennesima dimostrazione che “le regole ci sono, ma gli Italiani se ne fregano”.

ARGOMENTI DATATI.

La sua preoccupazione è quella di riportare nel seno della “chiesa” coloro che la hanno abbandonata per seguire il “pauperismo” dei 5Stelle.   (Mi sembra di essere dentro al romanzo NEL NOME DELLA ROSA!).  Riportarli allettandoli con tesi concorrenziali, sposandone gli argomenti, bollando come “vecchie” le posizioni dei “nuovi” (con riferimento a Renzi) e quelle della “ditta” di Bersani.  Portando però contenuti ancora più vecchi: quelli che facevano perno sulla rabbia di chi intendeva la sinistra solo come taxi per la protesta fine a se stessa.

Guardi bene oltre gli 1, forse 2 milioni che hanno abbandonato il Partito per i 5Stelle e ne vedrà almeno 4 o 5 di milioni che non vanno più a votare per lo scandalo delle interne quotidiane rissosità, del frazionismo che, da malattia infantile della sinistra, è diventata in Italia malattia cronica.  Sono quelli che tutte le mattine si alzano per andare a lavorare e lo fanno volentieri perché quella fatica è pane per i loro figli, è crescita personale e sociale, è certezza di un futuro.

Ma quegli stessi sono anche in trepidazione perché l’egoismo dei padri rischia di far avere ai figli una vita peggiore di quella che hanno avuta loro.  Quella sinistra in cui hanno creduto li ha delusi:  troppe volte ha preferito edulcorargli la realtà, non ha saputo guidarli; hanno avuto l’impressione e lo sconcerto di essere stati manipolati e poi mollati.  E non vanno più a votare, perché non vogliono portare il loro consenso in formazioni in cui non si riconoscerebbero.

Vede Zingaretti quel Macron, che Lei sembra in parte irridere e in parte detestare, ha saputo parlare e persuadere proprio quelle persone, laboriose e deluse di cui parlavo, ha dato loro un motivo per uscire dalla propria ignavia.  Compito di un leader è guidare il popolo, aprirgli gli occhi sulla realtà, elevarne la formazione culturale, vero baluardo della democrazia, non assecondarlo in visioni di un Eden che non c’è.  Chi cade o comincia a camminare deve essere aiutato a mettersi in piedi, non lasciato ad abbruttirsi a terra con una piccola rendita a carico dello Stato; ne va della sua dignità personale oltre che l’interesse del Paese.

Non chieda al PD di aprire le sue porte ai barbari con le stelle.  Se proprio non resiste, faccia anche Lei la formazioncina del 2-3%, la chiami come preferisce e dia l’ennesima dimostrazione che l’Italia è ancora quella in cui Foligno fa la guerra a Perugia mentre qualcuno se le mangiava entrambe.